Mag
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ADDO’ STA SASA’? 21° FINE
13 Maggio 2012 | | 3 Commenti
Una facezia tira l’altra, i due vitelloni decisero che era il momento di mettere qualcosa sotto ai denti e s’imbucarono in una taverna dal nome singolare:” Le porcellone di Sèvres.” Ma prima ebbero a penare per parcheggiare. Finalmente sistemata la macchina straniera e ingombrante di Marcello, furono malamente apostrofati da un tipo che sbraitò qualcosa, su quel posto, riservato agli handicappati, che loro avevano abusivamente occupato. Orso non si scompose e rispose beffardo: -Giusto! Infatti io sono un malato bilocale!-
Le cameriere servivano ai tavoli vestite come donnine da avanspettacolo e sulle pareti spiccavano, con cornici rutilanti, stampe a soggetto erotico.
Dopo aver dato una scorsa al menù che offriva piatti, dal nome, e c’è da immaginare, anche dal contenuto, singolare, come:rigatoni alla Priapo, lombata di tardona alla griglia,condom fritti alla francese, ordinarono una zuppa di molluschi dalle labbra verdi, una specie di cozze d’allevamento di produzione neozelandese,con provate proprietà afrodisiache e antiage. Nell’attesa continuarono a ridere dietro gli addetti ai lavori dei Servizi Sociali.
-Quanno tutte ‘e cose saranno finite…tengo a uscì co Lia.-
-Co chi?-
- E’ l’assistente sociale.Ahè! Tiene du cosce comme du Chiese!-
-Sante?-
-Macché: sempre chiuse quanno ‘nce vorresti entrà…aha ah ah!-
-E tu fatte aprì dal sacrestano! Chill ch’è sacro perché assiste a tutte le messe dal deretano!-
Su questo tenore proseguirono a lungo aiutati dall’ atmosfera intorno a loro, di una ricercatezza triviale senza pari.
Tra un piatto e l’altro di quelle leccornie per maniaci frustrati,Marcello volle approfondire la faccenda diagnostica al fine di un eventuale utilizzo concreto.
-In finale che t’ha misso, nero ‘ncoppa ‘o ghianco?-
-Nisciuna carta. Però m’ha ditto che me richiamerà pe famme sapè.-
-Ho inteso. Ma qualche malattia t’avrà trovato, o no? Dopo tante ‘ndagini!-
-Adesso che me ce fai pensà, ‘o veramente, m’ ha ditto che tengo no disturbo strano, ‘spietta…-
- T’ha ditto che si’ schizzate?-
-None!-
- Paranoioso?-
-Manco! Ah! Ecco che me ricordo! Issa piensa che so bilocale!-
-Eh come no? Come a casa ‘e soreta! Ja! ‘nu male come chisso nun l’aggio sentito maie! Allora è segno che nun sei grave!-
-Mejo! Allora bivimoce sopra, cumpà!-
Ordinarono una bottiglia, Marchese De Chiavari ’69, riserva la Bernarda.
Sorbito il suo caffè, Marita guardò l’orologio da taschino e poi dopo averlo accuratamente riposto con gesto lento:- Abbiamo ancora mezzora di tempo, prima di finire la giornata, e se troviamo un accordo, possiamo chiudere la faccenda senza altre digressioni .- suggerì con determinazione.
-Sono d’accordo- convenne Noelia
-Dunque, cosa proponi, in sostanza?-
-Troviamogli un lavoro, mettiamolo alla prova. Oltretutto occupandosi, non avrà tempo e modo di cacciarsi nuovamente nei guai.-
-Ho idea che qui, gli irrecuperabili siano due. – sbuffò, scuotendo la testa Marita – ma farò un ultimo tentativo per te.-
-Te ne sono grata!-
-Ma no! Cosa hai capito? Tenterò di convincerti a rivedere la tua posizione. Per la tua crescita professionale, e – esitò – non solo…-
Ormai alle corde, Noelia si stiracchiò sulla sedia e concesse:-Sentiamo-
-Abbiamo già detto che questo soggetto in esame, soffre di disturbo borderline del comportamento, con fasi di sindrome bipolare. Oltre queste due gravi patologie, basterebbe da solo, un altro problema con cui ha a che fare. Quest’uomo è anche uno stalker micidiale e recidivo. Hai preso visione di quante denunce querele ha avuto per molestie alle donne della sua vita?Stiamo parlando anzitutto della ex moglie, che lo ha riempito di denunce per maltrattamenti e violenze con lesioni, avvenute in costanza di matrimonio e continuate dopo la separazione,senza contare il mancato mantenimento, almeno quanto lui l’ha riempita di botte: carta canta, vedi i certificati del Pronto soccorso…;poi della successiva compagna, cui ha fatto segno di violenze anche i familiari; di ben due commercianti che lui ha perseguitato e poi picchiato perché pretendevano il saldo delle loro fatture,di altre due donne che si sono rifiutate di “lavorare” per lui,dopo che con l’inganno le aveva indotte a fidarsi di lui, e per arrivare a oggi, e nota che non ho detto, per finire, in quanto questi soggetti non la smettono mai finché non arrivano al femminicidio e forse neanche dopo, con l’ultima ma non definitiva, querela di una compagna più consapevole delle precedenti o magari solo più determinata.-
Noelia taceva, ormai vinta dalle argomentazioni indiscutibili della collega anziana, sebbene sempre più attanagliata da un senso di nausea.
-Hai conosciuto questa signora?-
-E’ venuta lei a parlarmi. Una donna, dapprima travolta da una tale passione per lui, al punto di lasciarsi coinvolgere in una storia senza speranza per la sua serenità, che poi,invece, ha ritrovato nella sua vita il valore della propria identità.-
-Deduci questo perché si è rivolta te?- Noelia lanciò disperatamente l’ultima freccia del suo arco. Marita la ignorò, incassò e si limitò a una smorfia amara, proseguendo.
- Vorrei mettessi nel conto quanto segue: le altre donne che hanno attraversato la vita di quest’uomo, come di molti altri come lui, non l’hanno fatto senza conseguenze gravissime irreversibili o ancora in corso, e la sola che è riuscita a non infrangersi in schegge contro l’aridità crudele del tuo protetto, ebbene sì, lasciamelo dire , affinché tu non sia la prossima, mia cara, è stata lei. Magari anche le altre fossero venute da me!Non dico che si riesca sempre a risolvere queste situazioni. Lo ripeto, costoro sono raramente recuperabili, tuttavia lo sono le persone che si imbattono disgraziatamente il loro, qualora si facciano aiutare ad elaborare i loro percorsi oscuri. Sappi che se ogni vittima di uomo violento imparasse a chiedersi, fin da principio : cosa c’è in me che permette a lui di maltrattarmi?…Se tutte noi ci chiedessimo: cosa c’è in noi che permette agli altri di farci del male? Se tutto questo avvenisse in tempo, ci sarebbero meno vite spezzate ,storie maledette, amori criminali.-
Noelia era impallidita e aveva preso a tremare.
-Domande?- incoraggiò Marita per sbloccare la situazione penosa.
La ragazza si sfilò il fermaglio in bambù che le teneva su i capelli , distribuendoli attorno al suo viso fino a unirne due ciocche sotto al mento, come volesse fermarsi uno scialle per nascondersi alle intemperie della vita, e sussurrò : – Pensavo…mi aveva detto, di aver smesso…insomma non sapevo che continuasse con lo stalking…diceva, anzi, di voler riconquistare quella signora, ma che era lei a non volerne più sapere!…-
- E lo credo bene!E tu dai credito a un borderline bipolare? Ben sapendo che commedianti son capaci di essere costoro? Ti è sfuggito il senso di tutta la faccenda: non è lui che può smettere di essere quel che è o fare quel che fa. Per certi versi a lui congeniale, e di tanto in tanto penoso, ma molto raramente,comunque non abbastanza da indurlo a voler cambiare:sono le donne che devono difendersi da questi soggetti, da tali situazioni, prima di tutto non cadendo nelle trappole di miele,da loro abilmente tese, e dunque cercando di venirne fuori al meglio, quando ci son cadute, prima che sia troppo tardi! Ti è chiaro?-
Noelia si alzò con una strana sensazione addosso.- Un romanzo può fare quello che la vita non può fare – disse- dare illusioni per potersi lanciare nell’inverosimile. Ma la vita non è un romanzo.-
-Siamo a buon punto!Finalmente!- esclamò soddisfatta la psicologa. Pertanto converrai sul rapporto- relazione, da presentare, che rigetta l’ipotesi di un sostegno sociale a favore di uno psichiatrico. Nell’interesse del soggetto stesso, del suo nucleo familiare e dell’ambiente in cui vive e…tende a recidivare …-
-Altroché se convengo, approvo e sottoscrivo.- concluse amaramente Noelia.-così come tu vorrai convenire che questo non è lavoro per me.-
Marita restò di sasso. Sobbalzò.
-Domattina avrai le mie dimissioni: è la mia ultima parola.- Dunque ,con ironia ,aggiunse, stavolta lei:- La seduta è tolta-
Firmò la relazione stilata da Marita e uscì salutandola con un cenno della mano .
-Ci aggiorniamo!- pensò Marita,fissando il vuoto, ma non lo disse .”Quando non si ha un porto dove dirigersi, nessun vento è favorevole”. Questa sentenza antica ma saggia, fu tutto quello che riuscì a dedurre in quell’istante.
Col passare delle ore, i due amici erano stati raggiunti dagli altri del gruppo e oramai ubriachi fradici, nell’ennesimo locale notturno, ma non l’ultimo “di un giorno che stava per finire, mentre uno nuovo stava per cominciare”…tornarono a ridere sgangheratamente sull’ultima avventura di Orso, alle prese coi Servizi Sociali.
Con la bava che gli usciva dalla bocca, in un fiotto denso ed elastico che era indeciso dove andare a cadere e alla fine scivolava nel letto della camicia scura, plissé, in un rigagnolo lucente, Orso tornò daccapo a raccontare i fatti, ai nuovi arrivati al tavolo.
-Ihh! A viecchia teneva n’odore come chill dint ‘e cessi da ferrovia!-
-E per forza! E’ ‘na fetentona!-
-Teneva ‘na capa ca pareva nu caprone attizzato!-
-Uh, Maronna mia, che schifezza!!-
-Puh, che malafemmena, me l’avisse a chiavà a reto…-
-Ma tu che dici?Chell è pericolosa! Chella tiene ‘o potere ‘è mannatte carcerato! Statte accuort! Pe carità!-
-Issa tiene a sta sotto scopa co me: nun pazziamme! A un certo momento ha cominciato co ‘è male parole.-
-E che t’ha ditto?-
-M’ha ditto che ero un soggettaccio, un bordellino.-
- E che vulesse dicere?-
-Nu puttaniere…uno ca va pe bordelli…ma jo risposto male: cara signora,a me bordellino nun me l’ha detto mai nisciuno…sciupafemmene, sì, ma è n’ata cosa e stateve accuort a come parlate innanz’ a me!-
- E issa?-
-Issa sa presa paura e subbito ha cagnato a voce…” bordellino nun è ‘na malaparola, scusate, è una malattia da capa…-
-Ma chell che va truvanno? Sasà, tu a capa a tieni bbona assaie!-
-E così ci dissi pure io! E allora cagnò parola pe me fa capì ‘o discorso, e me chiamò bilocale! Ca significa che mo faccio ‘o malamente e mo ‘o bravo guajone e mo ‘o malamente e mo….-
A questo punto i quattro guapponcelli si misero a cantare in coro per canzonare Sasà: – ‘O malamente, ‘o bravo guajone, ‘o malamente,’o bravo guajone…….- ritmando coi piedi e con le mani e facendo versacci con la bocca e gesti osceni con le mani…
Al giro successivo di bevute,cambiarono soggetto di sfottò e misero in mezzo la giovane assistente sociale.
-Ah a chella Lia, lasciatemella stare! Chella guajona tene nu corpo ‘a fa schiantà ! Sta nnammurata ‘è me: so sicuro!-
-Ahè! Sasà! Nun te fidà …chell c’ha in mano a sorte toja!!!-
-Allora sto tranquillo! Lia sta ‘nnammurata e perciò ca pe me se miette pure contro a viecchia!-
-Ma tu che dici, Sasà! A viecchia, comanna issa, a chella guajona! E ja potrebbe fa passà nu guaio…-
Qua Orso ebbe improvvisamente un flashback e restò assorto:
-Si rende conto che il suo comportamento di stalker, soprattutto, ma non solo quello, è gravido di guai, per lei e chi le sta intorno, in particolare per le donne che disgraziatamente si imbattono in lei?-
-Certo,mi rendo conto, come lei dice, della gravidanza della situazione, ma io quando vado a letto con una donna ci sto attento a non farmi fregare: ca, nisciuno è fesso…-
Quella dannata vecchiaccia parlava difficile e lui non era certo di averla capita, tuttavia di una cosa era sicuro: le aveva risposto a tono. Quanto meno era riuscito ad evitare di cadere sul terreno in cui lei voleva portarlo…non si sentiva un delinquente persecutore e molestatore di donne ma nemmeno un malato di mente. Anche se a tratti, in certi momenti, quando stava con Lida…avrebbe davvero voluto essere diverso. Ma poi questa autocoscienza era svanita: non aveva inteso mettere la montagna di neve al riparo dal sole, perché gli sarebbe costato troppa fatica. Troppe rinunce. E alla fine Lida si era stancata di aspettare che lui si decidesse a fare qualcosa per cambiare,lasciandosi aiutare, per intraprendere quello stesso percorso che, intuiva, voleva fargli fare la psicologa. Doveva essere stato questo, e soltanto questo, il motivo per cui Lida lo aveva mollato. Un problema di stanchezza. Ma non poteva accettare l’idea che avesse smesso di amarlo, nel momento stesso in cui aveva smesso di aspettare. Lei lo avrebbe amato per sempre: non lo avrebbe mai lasciato: almeno in cuor suo, lei gli aveva conservato un posto d’onore. Lo sentiva come un diritto. Un irrinunciabile diritto. E anche se lei gli aveva più volte spiegato che sempre non è per sempre: lui sapeva. Era convinto che mentisse. Poteva dirgli di no con la bocca fino all’ultimo respiro ma lui non le avrebbe creduto mai. Lida sarebbe rimasta per sempre cosa sua. Volente o “dolente”,come soleva ripeterle. –Lo debbo dire io, lo posso dire solo io , quando è finita-
-Scetate ,Sasà!- Marcello lo riportò alla realtà con uno scossone che gli fece rovesciare il contenuto dal bicchiere. Orso faceva fatica a uscire dalla trance in cui era piombato per i fumi dell’alcol, la coca tirata,e i ricordi irrisolti. Gli amici presero a osservarlo preoccupati.
-Ahè! Non vorrai dare ragione alla vecchia! Stai fuori di testa? Torna in te!-
Così dicendo tentarono di alzarlo, per uscire dal locale e caricarlo in auto, ormai l’alba era passata da un pezzo ed era ora di rincasare. Mentre facevano la conta, su chi doveva guidare, escluso Sasà, quello si vomitò sulle scarpe.
-Mannaggia a morte, Sasà! Puliscite bene a fondo prima de montà dint’a machina mia, che nun m’avisse a spurcà l’appiezzamento…-
Orso si riscosse inaspettatamente, forse perché si era liberato, e alzando un dito, come a dirigere dei musicanti:-Qua lo dico e qua lo nego – ruggì – prima che sta viecchia fetente m’avisse a fa rinchiude, almeno tengo a vedé ‘o sangre suo, ‘ncoppa ‘sti stivali!-
Crollò poi di schianto, sui sedili posteriori dell’auto di Marcello, il quale, controllato che avesse pulito le scarpe, chiuse lo sportello, montò alla guida e sgommò via, mentre gli altri tre beoni iniziavano a ronfare.
In quello stesso momento Noelia prendeva finalmente sonno, dopo una nottata infernale, passata a fare i conti con se stessa e la sua coscienza.
Un istante prima di entrare in fase REM, la sua mente fu attraversata da un pensiero letto da qualche parte.” Niente consola meglio i bisognosi, che la conferma della ineluttabilità della loro sorte. Allora trovano la forza per rialzarsi.”
Mag
12
NOELIA 20°
12 Maggio 2012 | | 2 Commenti
Noelia entrò, prima che Marita dicesse :-Avanti!-
Orso si voltò con ancora le mani appoggiate sulle ginocchia, ruotando la sedia girevole. Intuendo il motivo per cui l’assistente sociale aveva fatto,apparentemente, irruzione durante il setting, sogghignò e disse:- eh eh eh! Sfiga all’OK Corral?-
Marita, facendo un cenno di assenso alla collega, lo invitò a lasciare lo studio:-La nostra seduta è tolta. Per rivederci, attenda che io le fissi il prossimo incontro, se si renderà necessario. Grazie, può andare!-
Sasà si voltò per uscire, omettendo volutamente di salutare l’anziana dottoressa, ma non senza prima lanciare una occhiata eloquente al didietro della giovane Noelia, leccandosi le labbra.
Fuori in auto lo aspettava impaziente Marcello.
- Allora, che ti disse?- esordì partendo a razzo, non appena Orso chiuse lo sportello.
- Tutte fesserie!-
- Ma che tipo è?-
- La psicologa? E’ ‘na viecchia vogliosa, sient’a me!- diagnosticò sghignazzando Sasà.
- Allora, ja c’ha vulisse ‘na botta ‘e chill duro… trovamoncjello!- ammiccò Marcello.
- Ma tu che dici? Fa all’amore co chella sarebbe come tirà ‘nu salame dint’a nu corridoio!-
Marcello accostò per ridere, tanto irrefrenabile fu la sua reazione. Orso in questo era insuperabile. Non solo era autore di lapsus geniali ma anche sapeva esprimersi in un modo comico irresistibile.
Mentre i due amici finivano il resoconto della seduta con la psicologa, con l’aiuto della bottiglia, nello studio di Marita il confronto ferveva.
La giovane si sollevò i capelli fermandoli in cima alla testa con una lancetta di legno che estrasse da una tasca in basso alla gamba dei suoi jeans da idraulico.
Marita si limitò ad allentarsi una specie di cravatta texana che teneva chiuso il collo della sua camicia di foggia maschile.
Le due donne si fronteggiarono un attimo prima che Noelia aprisse il tema:- Sputa l’osso, dunque, vecchia mia.-
Marita diede ancora un’occhiata ai suoi appunti e a quelli della sua giovane collega e poi, perentoria, si pronunciò:- voglio un sì o un no: recuperabile ?-
-Recuperabile, senza dubbio- fu la risposta accalorata. Noelia arrossì, sentendosi profondamente responsabile della sua diagnosi.
Marita colpì il piano della scrivania con il palmo della sua mano, poi prese tempo. Si tolse gli occhiali e massaggiandosi il naso con le dita, dove fino a pochi istanti prima aveva poggiato il nasello, cercò di ritrovare un contegno.
-Prima che io ti esponga perché dissento fortemente dalla tua conclusione, sono pronta ad ascoltare le motivazioni in base alle quali ci sei arrivata-.
Noelia incrociò le braccia sul petto e inclinò la testa a sinistra, prima di cominciare. Sapeva che l’anziana psicologa faceva parte del team di recupero soggetti in regime di affido ai servizi sociali, per problemi psicologici e comportamentali, di tossicodipendenza , alcolismo e condannati a seguito di reati “minori”. Ed era altrettanto consapevole della avversità di questa per gli elementi giovani della squadra di lavoro, che lei considerava privi della esperienza necessaria e oltretutto,come ripeteva spesso, con la testa in un cuscino di zucchero, cioè permeati di idealismo oltre il ragionevole.
-E’ un uomo giovane. Non è uno stupido. Il suo quoziente, almeno stando alle tue misurazioni-e qui scivolò in un tono apertamente polemico-è sopra la media. I suoi familiari sono gente normale, onesti lavoratori, privi di problematiche psichiatriche o di disadattamento sociale. Alcuni parenti stretti sono addirittura degli stimati professionisti. Fino alle scuole superiori ha studiato e si è perfino diplomato.E’ riuscito a costruirsi una casa dove vive ancora. Sa adattarsi a tutti i mestieri. Ha avuto un matrimonio sbagliato e, a chi non capita, specialmente di questi tempi?Vogliamo buttargli la croce per questo?-
Marita sogghignava incredula e lievemente disgustata , mordicchiando un cigarillo spento. Tuttavia taceva, aspettando il resto.Sicura di averlo già indovinato.
-D’accordo, ha commesso degli sbagli, ma ha pagato per questo.Reati minori. Non rapine, spaccio,omicidi, sequestri…Dobbiamo dargli un’altra possibilità. Tutti hanno diritto a cambiare vita.
Adesso ha bisogno di un lavoro e noi lo dobbiamo aiutarlo a trovarlo. Convincendo la ex moglie a ritirare le continue querele per mancato mantenimento: perché qua abbiamo il gatto che si morde la coda. Se lui ha delle pendenze , nessuno gli darà lavoro e se non lavora, i suoi debiti cresceranno e le querele si ripeteranno… e, non potendo lui mettere rimedio a questa situazione, sarà costretto o a tornare a delinquere per reperire quelle somme che gli servono per tacitare i debitori, inclusa la ex moglie, oppure a infischiarsene e trascinarsi all’infinito la sequela di guai. E questi guai ricadranno anche sulla società oltreché sulla sua famiglia, ovviamente, e in finale sarà un costo e una sconfitta anche per noi, chiamati a risolvere queste faccende per professione.- Noelia inclinò lentamente il capo a destra e diede spazio a Marita facendo ironia:- La parola all’Accusa!-
Marita mise via definitivamente il cigarillo, infilandolo dietro l’orecchio e con una piega della bocca, che esprimeva tutto il suo disprezzo per simili argomentazioni senza fondamento, e al tempo stesso la sicurezza della fondatezza delle proprie, si apprestò a demolire una a una le convinzioni di Noelia.
-Se io fossi un Commissario Capo e tu uno dei mie uomini, ti leverei subito l’inchiesta in questione. Purtroppo invece siamo solo due professioniste parigrado, che collaborano alla stessa impresa. Tuttavia mi corre l’obbligo di confutare la tua posizione punto per punto, per consentirti, di farti quella esperienza di cui manchi ,una lacuna tale, da crearmi ancora problemi per il nostro futuro di collaborazione-
-Ben gentile!-ribattè Noelia prontamente, con falsa gratitudine…
Imperterrita,l’altra tirò dritto come un treno:-Tanto per cominciare, il quoziente di intelligenza, per alto che sia, anzi, alle volte può essere elemento concomitante,non esclude un disadattamento sociale e nei rapporti interpersonali. Tra le varie cause o forme, di disadattamento, come saprai-
e qui Marita sottolineò malevolmente le parole-c’è il disturbo borderline. Disturbo di cui il nostro soggetto soffre, direi, ai livelli massimi.-
- E’ stato sottoposto al test di Gunderson?-
Marita pescò da una cartella accanto a lei e le mise sotto al naso un file.-Sospettavo che non lo avessi esaminato-
-Non l’ho ricevuto, non me lo hai mandato!-
-Te l’ho inviato via mail, per allegato, già da due settimane!-
-Ho il pc in riparazione- balbettò Noelia…
-Bene: adesso lo potrai leggere con tutta calma.-
Noelia lo infilò nella sua valigetta.
-Dicevamo del disturbo borderline di personalità.Anche prima del test, fatto per precisione,semplicemente durante i vari colloqui con lui,è stato evidente come ne soffrisse chiaramente. Incapacità di intrattenere rapporti interpersonali a lungo, sentimentali anche, di lavoro, di rispettare impegni, ludopatia, pensiero magico, superstizione, menzogna consapevole adottata come stile di vita, problemi sessuali, con preponderanza di impotenza e perversione, alcolismo, tabagismo, uso di sostanze tossiche, mancanza di responsabilità, inesistenza di rimorso, capacità di manipolazione del prossimo, anaffettività unita incoerentemente a una gelosia morbosa,pessimo rapporto col denaro,e via dicendo.Molto spesso al borderline può associarsi anche una sindrome bipolare e alcuni studi hanno rilevato una base neurologica di epilessia, per questo disturbo , solo apparentemente pertinente alla sfera comportamentale; al punto che altre ricerche hanno mostrato una remissione dei sintomi a termine, con la somministrazione del farmaco che cura gli attacchi epilettici: la carbomazepina. Tralascio questo aspetto clinico che tu sicuramente avrai già esplorato, per non annoiarti …-
-Figurati! Sto prendendo appunti!- rispose seccata Noelia, che, in realtà scribacchiava nervosamente su un taccuino.
Mal dissimulando un risolino di soddisfazione, Marita proseguì:-Passando all’ambiente dove il nostro soggetto è vissuto e vive, potrei definirlo : una bordertown. Una città di confine. Una madre borderline, un padre con sindrome di codipendenza dalla moglie, un tipico fratello perbene in tutto e per tutto…-
-Li hai incontrati?-
-Sicuro! Con difficoltà, perché è gente di basso livello culturale, da rasentare l’inciviltà, ché per poco non li ho dovuti far precettare…-
-Non capisco! Io sono andata a casa loro per incontrarli e non ho avuto affatto questa impressione! Sono stati gentili…certo, è gente semplice, senza cultura! Ma incivili non mi sono per niente sembrati!-
- E come definiresti una madre che è disposta a pagargli gli avvocati per evitargli la detenzione ma non vuole sentir parlare di far curare i disturbi comportamentali di suo figlio che sono la causa principale dei suoi reati?-
- Per quanto hanno detto a me, la madre è convinta che la rovina di suo figlio siano le donne, specialmente quelle che fanno testo, persone che manovrerebbero suo figlio come una marionetta,e il padre che sia la droga a rovinare suo figlio, al quale dice di aver insegnato piuttosto a farsi delle belle mangiate e bevute ma non a prendere quel veleno…il fratello invece, fa altra analisi ancora e sostiene che a traviarlo siano state le amicizie sbagliate…che lui ha sempre cercato di imitare, peraltro senza riuscirci che per i lati più negativi.
-Amicizie con cultura da sottosviluppo e occupazioni nel malaffare,su questo l’analisi è giustissima e se lui si è salvato è stato proprio per questo suo seguire altro percorso e andarsene subito da casa: fuori da quella famiglia diseducativa…-
-Diseducativa? Allora è una città di famiglie diseducative, questa dove siamo: perché la maggioranza di abitanti è costituita da ceto medio basso con scolarità minima quando c’è stata, e reddito che preferiscono investire in casa e giardino ma non per un tenore di vita che includa cultura e usi e costumi educativi e formativi. Secondo la tua analisi dovrebbero essere tutte terreno di soggetti borderline o comunque asociali…-
-Non ho detto questo: sta di fatto, dati alla mano, che troppo spesso casi di tal genere hanno un simile retroterra! E se afferro quello che vuoi dire, forse pazienti con tale patologia potrebbero trarre giovamento sradicando completamente il soggetto dal suo borderhabitat e trapiantandolo in un ambiente sano, fermo restando, che si sottoponga a cure e terapie adeguate e costanti!-
-E costose!-
-E sia! Ma siamo noi in grado di farlo?-
Noelia tacque sconcertata, messa K.O. dalla collega.
-MI stai dicendo che ci dobbiamo arrendere?-
-Sto dicendo, francamente, che la sola soluzione possibile è lui stesso a non volerla.-
-Non è così. Altrimenti perché sarebbe venuto da noi?-
-Perché vi è stato costretto. Il suo avvocato ha chiesto e ottenuto una misura alternativa alla detenzione e ha ottenuto l’affido ai servizi sociali. Sic et simpliciter!-
Arrampicandosi sugli specchi Noelia tentò di resistere ma espugnare il fortino Marita era un’impresa ardua. Quella dannata donna, sapeva il fatto suo. Per quanto le seccasse, doveva ammetterlo, ma solo in cuor suo. Questo le provocava uno strano sgomento, in cui, ne era certa, la competizione professionale non aveva a che fare.
-Come fai a dire che lui non vuole diventare un uomo migliore?-
Assaporando la vittoria sulla giovane,Marita si accinse con condiscendenza a rendere edotta Noelia della sua esperienza.
-I soggetti come il nostro- ma stava per dire il tuo…- nei loro momenti di lucidità,quando la mania non li obnubila del tutto, sono perfettamente consapevoli di tenere un comportamento riprovevole e si propongono anche sinceramente di cambiare: il punto è che dopo mezzora al massimo, ma pure due giorni, il periodo può variare da caso a caso, l’umore gli muta per una faccenda anche biochimica, specialmente se non vengono adeguatamente trattati con stabilizzatori dell’umore, e addio buoni propositi, impegni e programmi. Occorrerebbe uno sforzo immane da parte sua per iniziare una terapia tempestivamente,finché è in fase calante, e quindi non saltare mai le successive somministrazioni in modo da non avere altri sbalzi fatali.Una impresa ciclopica che alle volte fallisce nonostante la collaborazione del paziente e figuriamoci nei casi come questo, dove non c’è la benché minima intenzione !-
- Se è così, noi che ci stiamo a fare?-
Irritata di nuovo, Marita sgranò gli occhi e ringhiò:- La legge ci impedisce il ricovero coatto, se il soggetto non è colto in flagranza di acting out! Inoltre lui è inattendibile e inafferrabile, hai provato a parlarci? Ti sei resa conto che è impossibile fargli seguire un filo logico nel discorso? Che sfugge alla logica come un’anguilla unta d’olio? Hai tentato di preparargli un minimo di backgroud intorno richiedendo la collaborazione della famiglia?-
-Non è colpa della famiglia se non sono all’altezza!-
Marita si stava alterando in un modo che non amava le accadesse: quella giovane collega aveva però il potere di indispettirla fino all’esasperazione. Voleva, doveva contenersi. Anche se aveva da un pezzo la sensazione di star conducendo un dialogo che invadeva la sfera privata del suo interlocutore.Una sensazione sgradevolissima.
Per un po’rimasero in silenzio a riflettere cercando di ricomporsi, volendo arrivare ad una conclusione, purtroppo rimanendo entrambe nella loro posizione.
-Un caffè?- propose finalmente Marita, e fece il numero del bar.
-Per me un’acqua tonica, ho la gola secca…-
Mag
8
MARITA 19°
8 Maggio 2012 | | 2 Commenti
Dopo aver parcheggiato l’auto, Orso aprì il cruscotto e si asperse abbondantemente, mani , collo e capelli con la sua colonia preferita: un aroma floreale,in verità, più adatto a una cubista sgallettata, che a un uomo di buon gusto.
Al secondo piano della ASL lo attendeva la Psicologa assegnatagli dal Servizio Sociale.
-Si accomodi- lo invitò una donna anziana con capelli bianchi corti, alquanto sfumati sulla nuca. Scrutandolo al di sopra dei suoi occhiali, gli indicò una sedia davanti alla scrivania, dietro la quale stava seduta, con le spalle ben piazzate sullo schienale di una poltroncina girevole, e le mani intrecciate in grembo.
-Vorrei farle qualche domanda per chiarire alcuni punti della relazione su di lei, che ha fatto l’assistente sociale.-
“Ci siamo” pensò Orso contrariato ”’ste due fanno combutta. Farò meglio a badare come parlo”.
Questo pensiero gli attraversò la faccia come una vampata, dandogli un’ aria palesemente insofferente. La psicologa se ne accorse ma restò impassibile e tirò dritto:- Mi saprebbe dire la differenza tra sentimenti ed emozioni?- abbassando lo sguardo con nochalance, su un blocco notes davanti a lei, apparentemente presa dai suoi appunti.
Orso si toccò più volte la punta del naso col suo dito indice e poi con lo sguardo assorto, cominciò:- Devo indovinare o dire quello che penso veramente?-
-Non è un quiz per la patente, risponda secondo lei…-
-Ahé! Secondo me, sentimento è quando uno ama, mentre emozione è quando uno vuole bene.-
Marita, questo era il nome della dottoressa,restò un istante pensierosa e poi chinandosi in avanti verso il suo interlocutore, disse:-La aiuto. Forse lei vuol dire che i sentimenti sono durevoli mentre le emozioni sono fuggevoli?-
Orso sospirò , si afferrò una caviglia, scoprendo un calzino corto e incrociò la gamba a triangolo sull’altra, nella posizione tipica di chi vuole proteggere i suoi gioielli, chissà da quale imminente minaccia, poi sbottò:-Voglio dire :se io tratto bene una donna, che ci sto assieme…significa che non tengo ‘nteresse, mentre quanno faccio ‘o malamente co issa, allora vulesse dicere ch ‘a vojo bene assaje.-
-Capisco- soggiunse la psicologa, pizzicandosi il mento come avrebbe fatto un uomo col pizzetto.- mi dia dunque la definizione di una donna che saprebbe destare ,invece, il suo interesse…-
Orso scoppiò a ridere.:- Una ca non rumpe ‘è palle!-
- Moderi il linguaggio! Non siamo all’osteria!-
“Uno a zero per me!” pensò Orso facendo fatica a ricomporsi, orgoglioso per la sua battuta,tale da far scombinare l’aplomb della donna.
-Riassumiamo il concetto:se ho ben capito, lei sostiene che la donna degna della sua considerazione è una che non le reca seccature. Orbene, dovrebbe essere più chiaro. Una donna, per entrare nelle sue grazie, deve essere totalmente sottomessa, oppure completamente indipendente?-
-Tutt’e due!-
-Sarebbe a dire?- Marita cominciava a indispettirsi, poco professionalmente.
-Chella fimmina ca fa pe me, è una indipendiente, ca tiene ‘è renare, ma allo stesso tiempo,sottomessa, quanno je li cerco…-
Reputando esauriente la risposta per chiudere l’argomento, la dottoressa passò oltre.
-E’ sicuro di essere abbastanza attento ai segni di disagio, intorno a lei?- riprese con rinnovato piglio indagatorio.
-‘O disagio?’O primmo che sta in difficoltà song’io. A vita mia non m’ha dato ato ca mazziate!Farei qualunque cosa, pe nun sta chiuso come ‘nu granchio romito…-
-Certi uomini sono i corrieri della propria malasorte:a che servono gli sbagli, se non si ricordano? Ecco il suo problema…- .
Su questo gelido commento di Marita, calò un silenzio pesante, interrotto provvidenzialmente, da alcuni colpi alla porta..
Mag
6
GOSSIP 18°
6 Maggio 2012 | | Lascia un commento
Naturalmente, seppure con le sole iniziali dei protagonisti,la vicenda della “tratta di donne”, era finita nelle pagine dei giornali locali che l’avevano riportata oltre il diritto di cronaca, come una chicca da gossip, essendo Orso un assiduo protagonista tragicomico dei fatti più piccanti della sua provincia.
-Se chiuse l’agenzia- raccontava poi, lui stesso- fu a causa di mia moglie, e non certo per quell’accusa infame, che, non riuscirono mai a provare: indagato si, ma condannato mai.-
-Dunque perché, invece?- chiese l’assistente sociale cui era stato dato in affido.
Orso tergiversò, prendendo una sigaretta fra le labbra e poi togliendola per morderla e quindi rimettendocela.
-Il fatto è che in quel periodo avevo saputo di una mia ex fidanzata che era rimasta vedova. Siccome non l’avevo mai dimenticata e ancora mi piaceva, e visto e considerato che mia moglie si rifiutava di stare con me perché voleva che io smettessi di avere avventure e storie varie, bere e tornare a casa la notte ubriaco,decisi di rivederla.-
-Cosa ti dava la sicurezza che lei avrebbe accettato un appuntamento?-
-Ne ero certo, certissimo, perché ci avevano separato con la forza: noi ci amavamo e volevamo sposarci, ma erano i nostri genitori che non volevano…-
-Va bene, ma poi , dopo, lei si era sposata comunque!-
-Nient’affatto! L’avevano costretta! Solo per questo!-
-Che significa?-
-Lei era incinta e suo padre voleva coprire lo scandalo dando a bere a un altro disgraziato che fosse figlio suo! Qualunque cosa pur di separarci!-
-Ma perché l’aveva tanto con te?-
-Questo lo dovresti chiedere a loro, ai genitori di Galia, a suo fratello Mirko e ai miei vecchi. Credo che ci fosse sotto una questione politica.-
-Vuoi dire che c’erano delle divergenze ideologiche tra le due famglie?.-
-Sicuro!-
-E non hai lottato per il tuo amore?-
-Ih! Ero ‘nu guajoncello, tenivo 16 anni…issa ne teniva manco 15…-
-E chi avrebbe dunque preso per marito?-
-Nu bravo guajone…un operaio, gran lavoratore…teniva 10 anni più di lei.-
-Non ce l’hai con lui?-
-E perché? Saccio che quanno ha saputo ‘a verità…sa l’ha prisa listesso…tanto ja vuliva bene.-
-Credo di immaginare, chi lo mise al corrente…-
-Eh sì, ce provai convinto che lui l’avrebbe lasciata…invece se sposarono ancora prima!.-
-Come andò con il bambino?-
-Lo perse, un mese dopo il matrimonio. E alla fine, l’ha lasciata pure isso.-
-Sicuramente, non per sua volontà, poveretto! Non hanno avuto altri figli?-
-No!-
-Capisco. Come andò l’incontro?-
-Maronna mia! ‘no strazio!-
Orso accompagnò queste parole con un gesto eloquente della mano, come a scacciare quel brutto ricordo.
-Ha pianto e alluccato vicino a me pe’ tutto ‘o tiempo che simme state assieme…-
-Come mai?-
-Stava ancora ‘nnammurata ‘e me…però vuliva bene allo stesso modo, me ricette, a Yuri. Co tanto tiempo isso era diventato a vita soia e io n’a favola solamente…’na storia spiezzata…lontana…’na cosa ca je faceva scuorno e paura ancora adesso…-
-Che tristezza!-
-‘O peggio doveva ancora venì…-
-Cioè?-
-Quanno so tornato a casa quella sera, stavo disturbato. Non ho mangiato. Non pijavo suonno. Allora so uscito, so montato in macchina e so andato a fa un giro. –
-Hai bevuto-
-Sissignore!-
-Quanno so tornato a casa era mattina. Mojema ha cominciato a alluccà. Io stavo a piezzi.Abbiamo litigato forte. Jo detto tutto quello che me sentivo dentro. Che non l’avevo mai voluta bene. Che l’avevo spusata solo pe’ obbligo e non pe ammore. Che l’ammore mio era n’ata.Che nun l’avevo mai scurdata e che a issa nun je dovevo niente proprio: visto che d’accordo con la famiglia sua e mia, m’aveva ‘ngannato e ‘ncastrato. E magari e criature non erano manco figli miei!-
-Ed è vero?-
-L’inganno è vero, m’ha incastrato dicenno che stava attenta issa, invece è uscita incinta…me stava sempre appriesso e addosso, pure se je lo dissi subbito che stavo ‘nnammurato ‘e nata…e che era un ammore ‘nfelice..issa me vuliva bene e nun ha voluto sentì ragioni…e poi le famiglie erano d’accordo…su tutto…-
-Come reagì?-
- Ahè!? E’ ‘o vero ca je dissi tante parole amare…però cominciò issa. Prese una padella di quelle pesanti col triplo fondo e mentre stavo di spalle me la dette in testa co tutte ‘e forze!Mi trovai la testa rotta e la faccia piena di sangue, da accecarmi. Persi il controllo, ero ubriaco, ero disperato, e la presi a pugni e calci finchè non si mosse più. Poi accorse mia suocera sentendo gli urli e chiamò l’ambulanza. Il giorno dopo , tutti i giornali riportavano:” Direttore di agenzia matrimoniale, picchia a sangue la moglie che lo affronta dopo aver scoperto l’ennesimo tradimento.”
Mag
6
PALLA DI SARDE 1°
6 Maggio 2012 | | Lascia un commento
-Posso darti qualche altra cosa?- chiede pazientemente Clelia.- del formaggio, della frutta..-
-Non voglio niente!-
-Allora non ti resta che prendere le tue medicine.-
Così dicendo le prepara in un piattino, con accanto un piccolo bicchiere d’acqua e gliele porge.
Con gesto inaspettato Boris colpisce il vassoietto con una zampata. Infatti nemmeno un animale avrebbe potuto essere più aggressivo.
Le pastigliette volano in alto e poi scompaiono, ricadendo sul pavimento dalle mattonelle dello stesso colore bianco.
Clelia si alza e con la scopa cerca di raccattarle ma è difficile distinguerle. Urta sulle gambe della sedia di Boris, ancora a tavola , sempre più ingrugnito.
-Falla finita, ché mi dai fastidio!-
-Sono pericolose per la micia. Non sia mai dovesse ingurgitarle o potresti anche scivolarci sopra tu…-
Per tutta risposta Boris afferra la scopa per il manico e gracchia:-T’ho detto piantala! Guarda che te la rompo in testa!-
Clelia gliela molla in mano e replica:-Self service, babbino caro, tienila pure!-
Dopodiché si barrica dietro l’angolo cottura dove cerca di concentrarsi nel preparare il caffè.
Sentendola armeggiare:- Clelia!- urla l’uomo.-cosa caspita stai facendo? Si può sapere, accidentaccio?Che aspetti a portarmi il caffè? Almeno quello lo saprai fare, no? O nemmeno quello?-
Un istante dopo, ecco Clelia che gli serve la fumante bevanda e gli ci va a mettere vicino anche un bel savoiardo gigante, visto che non ha pranzato nulla.
-Che è ‘sta sbobba? E questo lo chiami caffè? Fa brutto a guardarlo! Deve essere ‘na ciofeca!-
Facendo appello al suo sense oh humor, Clelia si alza e torna poco dopo con un foulard. Mettendosi
alle spalle di Boris, gli benda gli occhi.
- Ma che caspita mi fai, dannazione!Sei ammattita ?-
- Calma! Voglio solo aiutarti, visto che ti fa schifo vedere ogni cosa che ti metto davanti!-
- Cretina! Deficiente! Ebete che non sei altro!Levami subito ‘sto coso dagli occhi, ché mi fanno male le mani!-
- Toglitelo pure da solo! Visto che riesci a lanciare i vassoi, puoi ben scioglierti un nodo!-
Lasciandolo alle prese con la benda, Clelia afferra al volo la borsa, mette sul braccio la giacca, ed esce a prendere una boccata d’aria.
Di nuovo a refettorio, stessa ora, stessa situazione. Da due giorni Clelia si ritrovava nel piatto la stessa pietanza che non aveva mangiato perché le ripugnava invincibilmente: una palla di mollica intrisa d’olio fetido, presumibilmente fritta, infarcita qua e là di sardine della peggiore qualità, dal sapore di acido fenico. Finché non l’avesse mangiata, avrebbero continuato a lasciargliela senza darle altro. Pranzo, cena e colazione. Al quarto giorno la fame la sbatteva per terra e le toglieva lucidità. Però sarebbe morta, piuttosto che cedere. Aveva solo 10 anni ma già una personalità coerente. Alla fine decise di giocare d’astuzia. Si mise d’accordo con una compagna alla quale piaceva molto fare gli scherzi e le suggerì di fingere di parlare col suo angelo custode, poco dopo l’ingresso al refettorio, mentre la suora col carrello della minestra passava per la distribuzione. Così
Giovanna si alzò improvvisamente in piedi, sulla panca dove stavano sedute, e iniziò a recitare preghiere in latino, mentre con gli occhi allucinati fissava il soffitto. Le altre le si fecero intorno allibite e la suora di sorveglianza abbandonò il suo scranno per andare a vedere cosa succedeva. In questa confusione, Clelia fece scivolare la palla di mollica fritta, in un sacchetto che poi nascose sotto ai vestiti. Così la tenne da parte nel suo armadietto fino a due giorni dopo, quando finalmente domenica, vennero in visita al collegio, i suoi genitori.
Non appena fu il suo turno di chiamata”in sala”, Clelia si precipitò a incontrarli e la prima cosa che fece, fu mostrare loro la palla fritta:- Ecco cosa ci danno da mangiare al venerdi: è disgustosa ma se non la mangio, mi lasciano digiuna e non mi danno altro…per giorni-
-Che roba è?- chiese Boris
-Pare della pastella per friggere, rappresa e bruciacchiata- disse la madre di Clelia osservando attentamente quel malloppo ormai informe nel suo involucro bisunto.
-No, è una palla di mollica farcita con sarde puzzolenti.-specificò la bambina.
-In effetti emana un odore nauseabondo- convenne il babbo.
-Vi prego, per favore, buttatemela via, se la suora se ne accorge , saranno dolori!-
I due genitori si scambiarono uno sguardo e poi il babbo la intascò dopo averla racchiusa dentro a un fazzoletto.
-Però diteglielo che non mi diano più questa robaccia!Insomma parlateci voi, fate qualcosa!Quello che ci danno da mangiare è tutto pessimo ma riesco a mandarlo giù,solo questa maledetta palla non la digerisco proprio! La prima volta che mi sono forzata a mangiarla ho vomitato per due giorni di seguito con certi dolori di pancia!-
-E va bene, stai tranquilla! Qualcosa faremo! Vedrai che non te la faranno più mangiare per forza!- la rassicurarono.
Rincuorata, Clelia li abbracciò e si accomiatò da loro più serena.
Il venerdì successivo tornò la solita palla fritta. Le suore non avevano ricevuto nessuna lamentela da parte dei genitori di Clelia, molto probabilmente, oppure, forse, l’avevano avuta ma non sufficientemente energica da ottenere immediati effetti concreti. Fatto restò che alla terza settimana di forzata ingestione di quel maledetto cibo,Clelia sviluppò una intossicazione epatica severa che come effetto esterno le provocò delle deturpanti, enormi pustole sierose su tutto il viso e sul torso, brutte a vedersi e dolorose. Il medico del collegio ne ordinò l’isolamento e stavolta furono loro a chiamare i genitori. Finalmente la portarono in una clinica specializzata dermatologica che le diede delle cure interne ed esterne e , naturalmente, una dieta specifica.
Tuttavia in quel collegio restò, con ben pochi cambiamenti se non quello di un formaggino verdognolo e un cucchiaino di marmellata asfittica con due gallette stantie, al posto della orrida palla di sarde fritte.
Mag
1
OH MEIN PAPA’ INCIPIT
1 Maggio 2012 | | Lascia un commento
L’urlo di una sirena della Croce Rossa le diede un brivido gelido più forte del solito. Non era mai un suono gradevole per le orecchie ma quella volta non lo fu nemmeno per il cuore. A poche centinaia di metri di distanza un ciclista aveva travolto una donna anziana, sbucata dal vicolo all’improvviso,che ora giaceva bianca come un cencio lavato, in mezzo all’asfalto, circondata da un capannello di persone , alcune premurose ,altre solo curiose.
Un istante dopo le squillò il telefono.
Sua madre, la cui abitazione distava un paio di semafori dalla sua, era stata investita a pochi passi da casa. Il ciclista, un ragazzo giovanissimo, era sconvolto dalla paura e dalla preoccupazione. Era stata un disgrazia eppure non se ne dava pace.
Chino sull’anziana donna, le teneva una mano e le sussurrava parole d’incoraggiamento. Chiamato dal figlio, era accorso anche il padre del giovane, che non si stancava di ripetere come un mantra :- Siamo assicurati , non c’è nulla da temere. -
La prognosi fu molto infausta, data l’età avanzata della paziente e lo stato disastroso delle sue ossa, affette da varie patologie pregresse, non adeguatamente curate fino ad allora. Fu sottoposta, dunque, ad un intervento complesso e la riabilitazione conseguente fu lunga e dolorosa.
Dopo la prima settimana di andirivieni in ospedale, per assistere la madre, Clelia fu costretta alla decisione di prendersi il babbo in casa sua. Certamente il vecchio Boris , solo, non avrebbe potuto rimanere, nella grande casa , incustodito, sia per le sue varie patologie fisiche, tenute a bada da una saccocciata di medicinali,sia per le necessità quotidiane cui non era per niente abituato ad attendere da sé.
Sicché una domenica pomeriggio, per giunta piovosa, fu effettuato il mesto trasloco. Babbo, gatto e ammennicoli a loro appartenenti furono trasbordati in casa di Clelia.
Quella che per prima se ne fece una ragione, della nuova collocazione, fu la micia Lilith, nera come il carbone, gli occhi, due stelle di giada. Boris invece prese il trasferimento a collo torto e non vi si rassegnò mai. Per Clelia fu l’abbracciare consapevole e tuttavia inevitabile ,di una croce penitenziale, fin da principio.
Sistemate le carabattole dei nuovi abitanti nella casa piccola ma accogliente , che lei teneva come una bomboniera,dopo aver fatto spazio psicologico, prima ancora che fisico, ai nuovi arrivati,preparò un bel pranzetto. Mise una buona pappa alla gattina e quindi sedette a tavola dopo aver servito il babbo.
- Mi fa stomaco a guardarlo- grugnì Boris rimestando schifato il risotto nel piatto, preparato con tanta cura da Clelia, versata a fare molte cose con passione, tra cui cucinare. Prima che lei, sgranando gli occhi ,potesse aprire bocca, proseguì:-è un vomitivo!- e scanzò in malomodo il piatto da sé.
Mag
1
OH MEIN PAPA’
1 Maggio 2012 | | Lascia un commento
Cari lettori:
Inizierò oggi una nuova storia a episodi, sul tema rapporti genitori – figli, e precisamente, padre – figlia, dal titolo provvisorio “Oh mein papà”.
Contemporaneamente proseguirò il precedente racconto “Bicho raro” giunto alla 17° puntata.
Grazie per l’attenzione.
Apr
30
La preda 17°
30 Aprile 2012 | | 1 Commento
Orso varcò la soglia del dancing sospingendo davanti a lui, come fosse una preda, una ragazza dalla pelle molto scura e i capelli biondissimi, dissennatamente ossigenati. Da vicino si poteva infatti intravederne la cute color cuoio, bruciata come quella delle mummie i cui corpi erano stati conservati dalle sabbie , arrostiti e disseccati. Stretta in un tubino con paillettes verde shocking, pareva uno strano pesce dalle squame cangianti. Anche la posizione delle braccia, coperte da un accessorio tra il guanto lungo e la manica dissociata, faceva pensare a branchie atrofizzate.
Finalmente sedettero al solito tavolo d’angolo a lui riservato: una postazione ideale per osservare, anzi spiare, senza esser notati.
Non passò molto tempo, prima che Enrico, avanzando con quella sua buffa andatura a ginocchio genuflesso, per un perenne problema articolare, sedesse al loro tavolo.
L’uomo era anziano ma ancora talmente fiero di sé, per quella sicurezza derivante dall’agiatezza economica,da pretendere di rifarsi una vita e nientemeno con una ventenne che avrebbe potuto essere sua nipote. E ovviamente l’ultimo al mondo a pensare di dissuaderlo era proprio Orso, cui lui si era rivolto già da qualche mese, nel corso del quale aveva visto scorrere un variegato campionario di “carne fresca” ,per dirla con le sue parole. Dunque quella sera il pescatore di donne gli assestò un colpo sulle spalle con la destra mentre con la sinistra abbassava la scollatura della ragazza, giusto per dare un assaggio della merce:- tutta polpa scelta!- ghignò, ammiccando verso l’uomo che già si leccava i baffi,lascivo. Con un segno di assenso della testa, Orso lo invitò a palpare la donzella, la quale, con aria annoiata, ruminando una gomma,aveva preso l’aria rassegnata di una che sta pensando: purché si sbrighino.
Il cameriere venne a prendere le ordinazioni.
-Balla con lui!- disse Orso col tono pratico di uno che sta seguendo una prassi collaudata. La ragazza eseguì l’ordine con il fare di una commessa che invita un cliente a provare un abito, del tutto indifferente al fatto che costui lo acquisti o meno, totalmente assente psicologicamente da quello che invece è comunque un contatto interpersonale.
Tornati al tavolo trovarono le consumazioni. Due cocktail e un analcolico.
-La prendo!- disse Enrico come tornando da un giro di prova con un’ auto in esposizione.-ma devi spiegarmi una cosa, amico mio, come accidenti hai fatto a portarla fin quaggiù? Sai quante volte ci ho provato io? Tante volte quanti viaggi di lavoro ho fatto in 20 anni, lassù da loro:e ogni volta mi si attaccavano a grappoli. Avevo l’imbarazzo della scelta. Quelle si sarebbero scannate fra loro per venire via con me e cambiare vita…ma puttana Eva, non m’è mai riuscito. Troppo complicato per me….-
-Non ci sai fare guajò. ‘O segreto ci sta. Ma nun ‘o vengo a dicere a te…capisci a me…co ‘o sistema mio, ne porto giù quante ne vojo…ahé…-
Il vecchio capì che era inutile insistere . Orso aveva la bocca cucita sui suoi espedienti, tutti finalizzati sia al guadagno facile, sia alla realizzazione della sua vocazione a razzolare nel proibito.
D’improvviso Sasà, guardò l’orologio e scattò in piedi riavviandosi i capelli con le due mani. –Oi Maronna mia! Tengo a scappà subito: ho un’altra guajona ‘a piazzà…’o cliente m’aspietta fra mezzora…-
-Va ,va, – Rispose Enrico con un cenno che diceva:” mo’, me la vedo io”.- whisky ?- chiese poi alla ragazza, alzando il proprio bicchiere con gesto eloquente.
Lei lo guardò a lungo con una sorta di compatimento dispregiativo prima di rispondere e lui notò che, a parte la mise molto volgare, aveva dei lineamenti graziosi sotto una abbronzatura(forse un make up) eccessiva, che non le donava affatto,illuminata mirabilmente, però, da labbra lucide come il bordo di un barattolo di miele.
- Perché non andiamo da qualche altra parte? Questo posto è terribilmente noioso.-
- Enrico ebbe un soprassalto: la donna si era espressa in italiano con un accento ben preciso e non certo straniero, mentre Orso gli aveva detto che non parlava una parola della nostra lingua. Pensò dunque che l’amico lo avesse truffato presentandogli una ragazza italiana altrettanto disponibile ma facendola passare per forestiera, al fine di alzare il prezzo del servizio.
Quale non fu la sua sorpresa,dunque, quando l’appetitosa Lula,così aveva detto di chiamarsi,una volta fuori dal locale, gli sussurrò divertita: -Non bevo mai, in servizio- mostrandogli il suo distintivo e aggiungendo:- mi segua prego-sospingendolo affinché salisse nella vettura che aspettava davanti al locale.
Appena Enrico vide Orso, che lo aveva preceduto agli arresti, fece per lanciarglisi contro e poco mancò che ci riuscisse, ché malgrado l’età,e il suo”ginocchio della lavandaia”, lo contennero a stento.
E non ancora poteva immaginare, il malcapitato citrullo,i soldi non dando anche la prudenza né la decenza,come Orso se la sarebbe cavata con poco, difeso dagli avvocati di Marcello,più filibustieri ancora dei loro stessi clienti , mentre lui avrebbe pagato caro il suo sbaglio, malgrado tutto il suo danaro.
Apr
23
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI 16°
23 Aprile 2012 | | 4 Commenti
Si mise al computer per lavorare ma immediatamente la sua posta fu invasa da una quantità di mail indesiderate. Soprattutto pubblicità di siti per incontri.
Mentre le cancellava una ad una, per associazione, Lida si ricordò all’improvviso di un episodio importante accaduto nel periodo iniziale in cui stava con Orso.
Le aveva chiesto di accompagnarlo mentre andava a fare una commissione per sua madre. Scendendo dall’auto aveva detto:-Vado e torno, ci vediamo tra poco-
Invece la faccenda fu lunga e Lida cercò qualcosa da leggere. Inaspettatamente, aprendo un cassetto del cruscotto, venne giù da una busta gialla una cascata di biglietti da visita.
Su cartoncini telati color avorio si stagliava nitida la scritta “L’Incontro” in lettere gotiche di un marrone brillante. Al di sotto seguiva un’indicazione specifica “sole per soli” con invitante significato ambiguo…più in basso si leggevano un indirizzo e dei numeri di telefono fisso e cellulare, nonché l’indirizzo di un sito web.
Fu più forte di lei e coprendo il suo numero,chiamò dal suo cell quello scritto sul biglietto.
Al secondo squillo sentì Orso rispondere.
Riattaccò. Nemmeno un istante dopo lui aprì lo sportello e salì in auto.
- Oh scusami, ho fatto tardi! Chillu fesso nun ci stava e ho dovuto parlare con la segretaria…-
Lida non disse niente , assorta nei suoi pensieri e poi azzardò: – Cercavo qualcosa da leggere e sono caduti questi…-
Lui prese tempo per rispondere, dopodiché sfilandole i biglietti dalla mano senza guardali li rimise nel cruscotto e finalmente parlò:-Ah si! E’ stata un’idea di Marcello. Mettere su un’agenzia matrimoniale…non te ne ho parlato perché siamo solo all’inizio e chissà come va a finire…-
-Siamo?-
-Si, ‘e renare ce li mette lui però dopo me ne occupo io…-
- E perché non lui personalmente?-
-Intanto tiene altre ‘mprese e poi voi mitte uno comme a me…co uno comme a isso? Pe trattà co ‘e femmene ce vole ‘sperienza…-
-E Marcello invece ha studiato in seminario?-
- Ma tu che dici..tieni voja ‘e pazzià…è che isso parla sempre, troppo ‘ncazzato e co ‘è femmene ‘nvece, ce vulisse gentilezza…-
-Capisco, ma avete cominciato , a farvi pubblicità? Lo sapete che senza réclame non si fa commercio?-
-‘O ssaccio,e pe’ questo che li porto sempre dint’a sacca pe’ distribuilli ‘n giro…-
-Veramente alludevo ad altre forme più professionali che il semplice volantinaggio…-
A questo punto Orso cambiò discorso e propose: -Piccirè, che ne dici se annassimo al Convento?-
-Oh santo cielo!Hai in corso una crisi mistica?-
-Ma tu che dici! E’ una taverna addò fanno ‘na cucina divina! ‘Nce lavora nu frate amico mio!-
-Bene. Andiamoci, allora!-
Alla seconda razione di gnocchi al sugo di lepre, squillò il cell di Orso.
Lida tese le orecchie. Aveva notato che non era il solito cell di lui:dunque ne utilizzava più d’uno.
-Ahé! A disposizione cumpà…allora come procede l’abboccamento? –
Ci siamo , pensò Lida, deve essere un cliente. Guardandosi intorno intenta a valutare l’arredamento gradevole e insolito, finse di non prestare attenzione alla conversazione, mentre colpita dall’inaspettato linguaggio in italiano corretto, di Orso,da sempre convinto che il congiuntivo fosse una malattia degli occhi, orecchiava invece con la massima allerta.
-Dammi retta- disse lui infine, prendendo la parola dopo aver ascoltato a lungo le rimostranze dell’altro la cui voce si poteva udire però senza distinguerne le parole, talmente era alta ed esagitata.- tu devi fare esattamente come ora io ti dico. Ma devi promettermi che eseguirai le mie istruzioni alla lettera.E vedrai che dopo mi ringrazierai del conseguito successo.-
Sempre più sorpresa Lida ingollò un intero bicchiere di vino di quelli grandi, frastornata dall’atteggiamento di Orso che rivelava un aspetto imprevisto della sua personalità.. Dovette assestarsi sulla sedia appoggiandosi alla spalliera quando lo sentì dire quanto segue:- Vedi, amico mio, lasciati servire da uno che ne capisce, modestamente. Mentre l’uomo chiede a una donna con la quale vuole avere una storia ,solo di dargliela e di non rompere i coglioni, la donna vuole avere tenerezza e gentilezza da un uomo ma anche essere protetta e sentirsi al sicuro, vuole un uomo capace di apprezzare il suo aspetto esteriore ma chiede e si aspetta che lui non guardi mai le altre, che sia completamente cieco ai sui difetti fisici ma che si accorga se va dal parrucchiere, che abbia una forma fisica perfetta ma che sia a anche un buongustaio a tavola e che sappia magari anche cucinarle deliziosi manicaretti, che non badi alle spese che lei fa così come sia pronto a soddisfare ogni suo desiderio anche il più costoso, che a letto sia una bomba ma al tempo stesso sensibile e dolce, insomma pronto alla doppietta su richiesta di lei ma anche in grado di recitarle versi audaci, sempre pronto al dialogo ma anche campione nei silenzi espressivi,che sia disponibile e comprensivo con i suoceri ma anche disposto ad affrontarli con grinta per difenderla quando lei ne ha bisogno contro di loro, allegro quando lei è allegra e triste quando lei lo è: orbene ti senti di affrontare tutto questo? Se la tua risposta è sì , allora continua a telefonarle e a portarla fuori e abbi fiducia in me che ti saprò guidare lungo tutto il percorso fino al matrimonio, oppure molla subito, ma sappi già da questo momento , che oltre ancora due nominativi da darti, non andremo, per il pacchetto di servizi che hai acquistato, e soprattutto scordati di riavere indietro i soldi versati all’agenzia.-
L’altro, che aveva ascoltato dapprima la tirata in silenzio ossequioso, bofonchiò alla fine qualcosa di incomprensibile, probabilmente osceno, e riagganciò.
Orso sobbalzò, non aspettandosi quella reazione, ed ebbe una rovinosa caduta di stile: -Fanculo brutta checca- grugnì contrariato e scaraventò sul tavolo il suo cell da lavoro, rosso lacca.
-Consigli per gli acquisti?- ironizzò Lida.
-Certi clienti è meglio perderli che trovarli-sbuffò seccato
- Per mancanza di coraggio? -
-Chill strunzo cercava a ‘nsurasse o’ veramente! -
-Come sarebbe? Ma la vostra è un’ agenzia matrimoniale, o cosa?-
Orso arrossì violentemente e tentò di sviare ancora il discorso, chiedendo a gran voce il conto. Poi ci ripensò vedendo l’espressione accigliata in volto a Lida.
-Non proprio, cioè, anche, volendo, perché no? Tendenzialmente è altro…ma tutto può essere… insomma, non è l’idea di partenza. Ma dopotutto a te che importa? Tu hai me e nessun bisogno di aiuto esterno…-.
Quella fu la prima volta in cui Lida ebbe il sospetto che Orso sapesse bene cosa volesse dire essere un uomo e rapportarsi a una donna in modo corretto ma al tempo stesso non volesse saperne…anzi non gli passasse manco pa’ capa. Come avrebbe detto lui.
Più tardi avrebbe appreso mestamente, che per Orso la normalità era una minaccia più che un miraggio. In preda a una deriva morale irreversibile, si era fabbricato il solo mestiere adatto a uno come lui: si era messo a fare lo spacciatore di sogni, vendendo invece ben altro,per timore di confrontarsi con una realtà verso la quale si sentiva impotente e per sfuggire quella quotidianità che succhia il sangue agli onesti.
Apr
17
CONTATORE
17 Aprile 2012 | | Lascia un commento


